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È avvilente non sentire un grido corale di condanna verso i morti di tutte le guerre

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Oscilliamo tra chi giustifica la ineluttabilità delle guerre e chi giustifica le violenze e i bullismi vari, anche istituzionali, sull’adagio che certi fatti, comportamenti e condotte sono sempre esistiti!

Con tutto il rispetto per gli argomenti che attorno alle guerre (al plurale, perché non è solo una a essere in atto e non sono solo quelle russo ucraine e israelo-palestinese a dilaniare popolazioni intere) si consumano, c’è un tema su cui pochi si misurano e in troppi trascurano, come fosse una costante irremovibile: l’ineluttabilità delle guerre e dei conflitti!

Abbiamo il dovere nei confronti dei nostri figli (ma anche per non offendere le nostre intelligenze) di affermare che la guerra è una scelta degli esseri umani e in quanto tale può esistere o non esistere per volontà degli stessi. Non sono affermazioni di un sognatore ma il frutto della convinzione profonda che nulla è ineluttabile su questo mondo. Una malattia può essere incurabile finché la scienza non trova una terapia appropriata a debellarla ma la guerra, i conflitti, come anche la criminalità, sono il frutto amaro di una cultura che si alimenta di fattori diversi e concomitanti che concorrono alle barbare scene che stiamo vivendo per l’ennesima volta!

Non può essere una giustificazione che le guerre sono sempre esistite e con esse l’istinto delinquenziale e criminale. Non può essere una giustificazione almeno fino a quando ognuno di noi non potrà sentirsi esente da responsabilità individuale e collettiva nel prevenirle e combatterle!

È avvilente vedere contrapposti gli schieramenti politici davanti alla morte di migliaia di bambini, che dovrebbero unire tutte le parti politiche in azioni serie ed unanimi di condanna, a oggi non pervenute. È avvilente non sentire un grido corale di condanna verso i morti di tutte le guerre, siano essi ucraini, russi, israeliani o palestinesi e a prescindere dalla nazionalità degli assassini: grido corale ad oggi non pervenuto! È avvilente vedere insinuarsi nelle libere manifestazioni di pensiero chi sfoga violenze e vandalismi che con lo spirito delle manifestazioni di pensiero centrano poco e appartengono anzi allo stesso volto antropologico di chi nelle guerre ammazza e violenta le coscienze dei popoli: condanna unanime non pervenuta!

Oscilliamo tra chi giustifica la ineluttabilità delle guerre e chi giustifica le violenze e i bullismi vari, anche istituzionali, sull’adagio che certi fatti, comportamenti e condotte sono sempre esistiti! Questa cultura diffusa è il terreno su cui si costruisce il conflitto piccolo e grande e su cui piangiamo, con lacrime di coccodrillo (anche se pure queste iniziano ad essere rare) i drammi più vari, rimanendo però immobili senza reagire nell’attesa di un nuovo pianto!

Lo sforzo a comprendere le ragioni di questa mancata umana “unanimità” non trova una ragione plausibile che regga alla coscienza di chi si dichiara essere convinto del rispetto pieno della persona umana. Un quadro del genere divide tra chi ha un sentimento di compassione e rispetto per le vite umane e chi non ce l’ha, non potendoci essere vie di mezzo! Pesanti avvisaglie avevamo (e ancora viviamo) in materia di sbarchi e di morti in mare, dove migliaia di drammi sono diventati ordinari e confinati al conflitto culturale e politico, come se la morte richieda un responsabile e non richieda invece di essere evitata a prescindere, per diventare solo dopo oggetto della ricerca dei responsabili!

La nostra presunta civiltà sta perdendo i connotati che gli consentono di continuare ad essere civile e di conservare il pieno significato del sostantivo.

È arrivato il tempo di mobilitarsi nel fare chiarezza nel profondo delle nostre coscienze! È il tempo di una stagione assai matura da tempo che veda: convocare permanentemente negli istituti scolastici assemblee e confronti per ricercare le verità dei conflitti, mobilitate le forze sindacali su piattaforme e manifestazioni unitarie, i partiti su posizioni comuni che passino per mobilitazioni e azioni di informazione e sensibilizzazione della base associativa. Non è più tempo di ricercare il successo di un gruppo, di una parte, di un pensiero ma è il tempo di trovare soluzioni comuni. Non siamo così ingenui da non pensare che ci siano soluzioni diverse a problemi comuni ma è altresì vero che dobbiamo anzitutto avere chiari gli obiettivi e le “compagnie” con cui ci confrontiamo: la priorità della salvaguardia delle vite umane e la condanna dei carnefici è l’obiettivo comune e la compagnia di chi non è fuori dai confini della nostra carta costituzionale e dai principi a salvaguardia dei diritti umani. I percorsi per arrivarci non possono essere orientati ad obiettivi diversi.

Parafrasando e mutuando un adagio popolare riferito al mondo sanitario: basta interventi riusciti e pazienti morti, dove gli interventi riusciti sono i presunti successi di parte e di gruppo e i pazienti morti sono le piccole e grandi carneficine e i piccoli e grandi strappi nella salvaguardia dei diritti inviolabili dell’uomo che non possono lasciarci inermi, perché non sono ineluttabili in quanto dipendono anche da ognuno di noi.

Foto in evidenza di Алесь Усцінаў Pexels

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Gianluca Budano

Welfare manager pubblico, esperto in materia di politiche socio-sanitarie, ha diretto numerose amministrazioni pubbliche, anche in funzione di sovraordinato del Ministero dell’Interno in Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose. Co-Portavoce nazionale di Investing in Children – Alleanza per l’inclusione e il benessere dei minori in Italia, già Consigliere di Presidenza Nazionale ACLI, Consigliere di Amministrazione di Terzjus – Osservatorio Nazionale di diritto del Terzo Settore, della filantropia e dell’impresa sociale, componente del Direttivo Nazionale del Forum delle Associazioni Familiari, dirigente di Avviso Pubblico – Associazione di Enti Locali e Regioni contro le mafie.