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Il welfare “incapace” tra compro oro, auto, casa e crediti deteriorati

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Foto di Raten-Kauf da Pixabay

Luoghi di assenza plateale di tutele da parte dello Stato, tra rischi di speculazione e infiltrazioni criminali

Premettendo che non si vuol criminalizzare nessuno e che la libertà di impresa non è in discussione per la compravendita di oro, auto o delle nude proprietà di abitazioni o di crediti deteriorati, la condizione di potenziale fragilità in cui il “venditore” versa in queste situazioni è degna però di tutela da parte delle Istituzioni.

Specie quando chi compra è un soggetto giuridicamente troppo forte, sia esso un franchising, una società finanziaria, una banca, un network come quelli che decollano in questa fase storica in cui mancano le materie prime e produrre un auto è difficile e l’usato va alle stelle e grandi società comprano la tua auto in 24 ore; o anche in presenza di società immobiliari che rastrellano nude proprietà da anziani soli che svendono i risparmi di una vita per avere un gruzzolo per essere assistiti alla vecchiaia, spesso senza riuscirci e incappando in povertà e nella depressione di aver visto sfumato il sacrificio di una vita.

Se chi compra è forte e chi vende è fragile, il rischio speculazione è molto alto, così come altissimo è il concreto impoverimento delle famiglie italiane: al soggetto forte che può abusare della parte debole, bisogna riequilibrare il rapporto con la presenza delle Istituzioni. Vediamo come.

Pur nella libertà di iniziativa economica il legislatore si è occupato con alcuni istituti di tutelare la parte debole contrattualmente (vedi la normativa sulle clausole vessatorie, sulla rescissione contrattuale per lesione, ecc.). Ci ha pensato anche mettendo allo studio normative speciali per l’acquisizione di crediti deteriorati che rischiano di essere venduti a catena, fino ad essere escussi e portare alla perdita dell’abitazione principale per migliaia di famiglie (lo studio e l’istituzione di fondi salva casa o società di cartolarizzazione sociale che evitino che una casa venga venduta all’asta per un credito molto basso o eccessivamente deteriorato vanno in questa direzione). Anche gli OCC, nati nell’ambito delle legge per la lotta all’usura per gestire e comporre il sovraindebitamento dei soggetti non fallibili nascono con questa meritoria finalità.

Se guardiamo però con attenzione a queste normative sono prevalentemente spostate sulla tutela successiva al fatto che ha causato un ingiusto impoverimento della parte debole, oppure richiedono un’azionabilità difficile da realizzare se non attraverso l’ausilio di soggetti terzi (avvocati, associazioni di consumatori, ecc.) o non coprono l’ordinaria fragilità, quella che sfugge alle previsioni del legislatore e che è fatta della vendita della propria fede nuziale o della propria auto.

Come sarebbe accaduto a me qualche settimana fa quando aderendo a un’offerta di servizi di un noto network di “compra auto”, facevo valutare la mia auto nella prospettiva di avere la liquidità per acquistarne una nuova per vederla valutata 6000 euro (a circa 20000) in meno rispetto alle valutazioni di mercato (come prendere denaro in prestito al 23% circa di interessi anticipati al momento della consegna del denaro). Se fossi stato fragile economicamente avrei accettato, come magari accettano migliaia di cittadini che ottengono liquidità in questo modo, in queste nuove forme di sfruttamento delle debolezze generate dalla crisi.

Ma dove risiede la soluzione?

In via generale e anzitutto, nell’idea di un welfare nuovo che risponda alle fragilità multiple dell’impoverimento, dove la tutela del soggetto debole non può scattare solo ove questi è “incapace” completamente, ma in tutte le situazioni di rischio diffuso in cui la necessità rende anche solo temporaneamente fragili. In poche parole la non autosufficienza non è solo fisica, ma anche psicologica e quando è economica apre le porte alla speculazione diffusa e legalizzata, quando non sfocia in vere e proprie attività criminali che si evolvono sul ceppo dell’usura.

In via specifica risiede nell’elaborazione di strumenti normativi e di servizio che prevengano questi fenomeni: speciali formalità per questa tipologia di vendite a soggetto fragile; interventi obbligatori di tutela preventiva a cura di soggetti di tutela e patrocinio (con l’ausilio ad esempio di istituti di patronato o associazioni di consumatori); speciali formalità autorizzatorie e particolari obblighi di vigilanza per queste tipologie di attività di rastrellamento delle piccole ricchezze delle famiglie; promozione e sostegno a fondi mutualistici che possano sostenere i soggetti sovraindebitati e possano acquisire crediti deteriorati o immobili di anziani soli a fronte, per esempio, del pagamento di un canone di locazione sostenibile a cui corrisponde all’estinzione del debito la restituzione della piena proprietà della propria casa; o, nel caso di anziani soli che necessitano di assistenza, della garanzia dell’erogazione di servizi di assistenza fino alla morte del donante la nuda proprietà dell’immobile, proprietà che quando diventerà piena da parte del fondo potrà costituire patrimonio per nuovi interventi sociali a prevenzione della beffa dell’impoverimento al solo fine di garantirsi un dignitoso invecchiamento.

Gli esempi di cui sopra non vogliono rivitalizzare una concezione interventista dello Stato nei rapporti privatistici, ma valorizzare l’efficacia reale della ratio degli istituti che vogliono tutelare il soggetto debole (vedi la tutela o l’amministrazione di sostegno per in casi più gravi di incapacità d’agire e di gestirsi). Questa visione passa per un sistema di welfare sartoriale, cucito su misura sui bisogni reali della gente. Del resto come non tutte le taglie di un abito possono essere indossate da un soggetto, così non tutti gli abiti vestono comodi e non tutti sono funzionali al loro scopo.

Mutatis mutandi e con notevoli maggiori complessità, anche i bisogni sociali richiedono quest’approccio. E pensare che la stagione della crisi economica, accentuata dalla pandemia, riguardi solo questioni economiche e non i loro risvolti sociali e l’alimentarsi di speculazioni, o è miopia o disattenzione istituzionale. In entrambi i casi c’è una sofferenza che non trova risposta pubblica e una parte della popolazione che abusa di questa condizione, sfruttando la propria condizione di forza: non si tratterà pure di circonvenzione di incapace, ma a badare bene l’intensità dell’incapacità individuale non è grave per l’ordinamento tale da attivare gli strumenti che questo offre; ma se l’analisi dovesse cadere sull’intensità dell’incapacità collettiva di fronteggiare fenomeni di questo tipo, non solo questa risulterebbe notevole, ma renderebbe palesemente fragile un sistema di risposte pubbliche che si paleserebbe inadeguato rispetto a bisogni che sono l’anticamera di quelle trappole croniche della fragilità da cui difficilmente si esce.

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Gianluca Budano

Welfare manager pubblico, esperto in materia di politiche socio-sanitarie, ha diretto numerose amministrazioni pubbliche, anche in funzione di sovraordinato del Ministero dell’Interno in Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose. Co-Portavoce nazionale di Investing in Children – Alleanza per l’inclusione e il benessere dei minori in Italia, già Consigliere di Presidenza Nazionale ACLI, Consigliere di Amministrazione di Terzjus – Osservatorio Nazionale di diritto del Terzo Settore, della filantropia e dell’impresa sociale, componente del Direttivo Nazionale del Forum delle Associazioni Familiari, dirigente di Avviso Pubblico – Associazione di Enti Locali e Regioni contro le mafie.