Welfare e salute

 

Cittadini, sicurezza, salute e lavoro

 

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La tentazione dei tempi odierni della felicità a buon mercato

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Foto di Marie da Pixabay

Quando la trasgressione diventa quasi un dovere, presentata come una via sicura per la felicità, per poi diventare l’inquietudine individuale e collettiva che segue a una sorta di eiaculazione sociale precoce. Parte Prima

Mi interrogo da tempo sulla trasformazione sociale in atto che ha contaminato la psicologia individuale e collettiva nella ricerca della felicità, costruendo la convinzione diffusa “che fosse possibile fare ciò che desideravamo senza poi pagarne le conseguenze, in una visione utopica del mondo che ha sostituito una solida visione della realtà, quella che ci faceva capire che molto spesso i nostri desideri erano impossibili da realizzarsi, cancellando il concetto di impossibile sostituendolo con quello di proibito, realizzando una sorta di felicità a buon mercato”, che si rivela spesso effimera e vuota e crea più squilibri che appagamenti, un po’ come avviene nelle dipendenze patologiche (droga, alcool, ecc.), come magistralmente nell’editoriale del “Messaggero di Sant’Antonio” di giugno 2022 la Prof.ssa Lucetta Scaraffia scolpisce con parole dolorose ma illuminanti.

Ci sono almeno due fenomeni su cui intrecciare e declinare la riflessione.

Il primo è l’avvento dei social che ha scatenato il diritto di tribuna per tutti, venduto come una forma di partecipazione e una conquista di democrazia, senza tener conto che è stato invece la più grande fiera mondiale che ha celebrato il tuttologismo e la sindrome da esperti su tutto (e quindi su nulla). Social che sono diventati anche diffusamente la più grande vetrina per esporsi, per mettersi in piazza, senza i freni inibitori che una piazza reale creerebbe, ma con una platea di osservatori molto più numerosa, variegata, dai mille interessi diversi, anche quelli nocivi e speculativi. Il tutto contrapposto alla celebrazione della privacy quando il rapporto diventa privato, perché spesso proibito, ma ugualmente evanescente, fatto di strandard di sicurezza criptati al pari di quelli della Nasa (la semplificazione è ovviamente a soli fini di dichiarata e in nessun modo celata amara ironia). Tutto questo senza tener conto della lesione delle relazioni sociali vere e senza la consapevolezza di aver posto le basi per nuove fragilità per la tenuta delle famiglie e della società.

Il secondo attiene all’azione della politica, che si è perfettamente sincronizzata, da ameno 30 anni, a questa drammatica rivoluzione antropologica almeno su due versanti: la selezione e la “promozione” della classe dirigente, la politica dell’assecondare i desideri e non la felicità vera della gente, con una cecità di prospettiva senza precedenti e che ha dilapidato il patrimonio antropologico ed economico dei nostri nonni. Cosa c’è del resto dietro al proliferare dei bonus, al modo con cui alcune parti politiche hanno presentato il reddito di cittadinanza dimenticandosi scientemente di parti importanti che avrebbero consentito di uscire dalla trappola della povertà, ma anche dall’assistenzialismo indignitoso e diseducativo? Non può che esserci la volontà diretta o, peggio ancora se fosse indiretta e inconsapevole, di alimentare “la dittatura del desiderio, che legittima ogni scelta, in una totale indifferenza delle conseguenze”, siano esse su popoli interi come avviene per le guerre, sui figli in una separazione, sulle future generazioni come avviene per le politiche che impegnano i successivi 50 anni della vita di una nazione, semplicemente e temporaneamente appagando una eiaculazione sociale precoce, senza investimento e senza visione, nella peggiore forma dell’egoismo individuale e sociale.

Come ci interroga l’editoriale sopra richiamato pensiamo ancora e davvero che “fosse possibile assumere droghe senza diventarne dipendenti, che si potesse tradire il marito o la moglie senza che la famiglia ne risentisse, che fosse realizzabile il concepire figli in età avanzata, che si potesse morire quando lo si decide” e con un livello di sofferenza programmato? O ancora che fosse possibile elargire bonus senza alimentare l’aspettativa cronica nel popolo di averne degli altri, passando dalla facciata al 110, per cavalcare il desiderio del momento.

Sono pronto a ricevere dopo questa riflessione la critica (ingiusta) di essere un cattolico baciapile, anche se la stessa Chiesa non è indenne nella sua totalità dalla deriva antropologico – culturale di cui parliamo, ma la vera scelta di campo è tra chi non crede alle utopie conoscendo la debolezza umana e chi più debole della media fragilità esistenziale, alimenta nel complesso rapporto tra individuo e società la via più facile di assecondare il desiderio (l’appagamento immediato) e di abbandonare il sogno (la felicità vera) che porta sacrificio per definizione.

Siamo sfacciati? Non è mai sfacciato chi crede nella grande potenza dell’uomo (senza scomodare Dio) e delle umane comunità ad autorideterminarsi e cambiare, ma ci vuole una forza vera che parte dalla lucidità nel ricercare e volere la verità e nella consapevolezza dell’umiltà socratica di sapere di non sapere e, in virtù di questo, di approcciarsi alla ricerca del saper fare bene, a prescindere dal luogo, dal tempo, dal passato e dalle ansie del futuro. Riguarda ogni classe sociale, riguarda la politica a tutti i livelli, riguarda il ruolo di marito, moglie, padre e madre, figlio e figlia; riguarda il ruolo di lavoratore e lavoratrice. Riguarda tutti, nessuno escluso, nella prova di impatto con la realtà, per verificare che uomini e donne vogliamo essere, nelle mura dell’intimità domestica e nel perimetro largo ma non molto diverso della società, su cui la realtà virtuale venduta come innovazione e progresso, ha realizzato la più grande confusione delle menti e dei cuori dei tempi cosiddetti moderni.

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Gianluca Budano

Welfare manager pubblico, esperto in materia di politiche socio-sanitarie, ha diretto numerose amministrazioni pubbliche, anche in funzione di sovraordinato del Ministero dell’Interno in Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose. Co-Portavoce nazionale di Investing in Children – Alleanza per l’inclusione e il benessere dei minori in Italia, già Consigliere di Presidenza Nazionale ACLI, Consigliere di Amministrazione di Terzjus – Osservatorio Nazionale di diritto del Terzo Settore, della filantropia e dell’impresa sociale, componente del Direttivo Nazionale del Forum delle Associazioni Familiari, dirigente di Avviso Pubblico – Associazione di Enti Locali e Regioni contro le mafie.