Welfare e salute

 

Cittadini, sicurezza, salute e lavoro

 

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Le ipocrisie italiane sulla scuola, sulle carceri e sulla sanità

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Ma i decisori pubblici sono colpevoli, superficiali o fanno finta di non conoscere la realtà?

Scuola, il 12 settembre è squillata la campanella: cori di auguri e in bocca al lupo ai nostri ragazzi, al personale docente e anche a noi genitori che affidiamo i nostri figli per 9 mesi circa alla comunità scolastica, l’unica sub comunità che dura quasi quanto tutto l’anno solare, operando per accrescere la cultura e le competenze e per concorrere alla crescita educativa della Nazione. La scuola è però anche inclusione e integrazione degli alunni diversamente abili, affidata ai servizi scolastici di Comuni e Ambiti Territoriali Sociali, in una difficile collaborazione che renda concreto in tutta Italia, senza disuguaglianze, un modello che garantisca in modo efficace il diritto allo studio e all’inclusione dei nostri ragazzi speciali. Insegnanti di sostegno atavicamente insufficienti e reclutati spesso senza titoli, mancata specializzazione per la presa in carico delle disabilità comportamentali, organici a regime settimane dopo l’inizio dell’anno scolastico.

I dati ci dicono però che gli insegnanti italiani sono, ogni 100 studenti: nella primaria 9,7, contro i 5,9 nei Paesi Ocse; nella secondaria di primo grado 9,7 contro i 7,3; nella secondaria di secondo grado 8,7 contro i 7,9. Problemi di numero insomma non paiono essercene, se ci riferiamo ai valori assoluti. Se andassimo a guardare gli stipendi vedremmo che i numeri invece non quadrano: ad esempio un docente in Germania guadagna 45000 euro l’anno, allo stesso livello di carriera molto molto meno avviene per l’omologo italiano. In sintesi gli insegnanti non mancano, gli stipendi sono anormalmente bassi sulla logica antimeritocratica e mortificante del guadagnare meno e lavorare tutti, mentre il numero di precari abbonda e per una strana contingenza astrale non si riesce mai ogni anno ad avere un contingente stabile che abbia passato un concorso pubblico (quindi verificando i requisiti di accesso), nonostante gli alunni decrescono di anno in anno. Per non parlare del personale ATA che in Italia non entra per concorso, ma per cumulo di esperienze, alla faccia di chi deve fare un concorso per entrare normalmente in qualunque altra pubblica amministrazione. Che si tratti di pessima programmazione è certo, ci domandiamo se la scelta è consapevole o no da parte dei nostri decisori politici, nei confronti di quello che viene definito (a parole) tra i beni più cari della nostra Nazione: la scuola e quindi le future generazioni!

Carceri: è noto che sono sovraffollate, ma tali restano e tutti i progetti di giustizia riparativa stentano a partire così come quelli di edilizia carceraria. Per non parlare della pena la cui funzione rieducativa è nota solo per non essere realizzata e quindi, nella sua sostanziale assenza, per la sua funzione punitiva. Ma la vera punizione è dei familiari del recluso, in particolare i figli minori, privi di qualunque presa in carico stabile e infrastrutturata, condannati a una sorte non molto diversa dai padri e dalle madri, tra povertà educativa che spesso sfocia in devianza per diventare una condanna futura ad ereditare gli errori dei genitori anche quando questi si sono veramente pentiti. Che questa sia una verità oggettiva è noto, ci domandiamo se il comportamento inerte e omissivo dei decisori politici, come per la scuola, sia colpevole o no, anche qui nei confronti di quelli che vengono definiti (a parole) gli esseri più cari alla Nazione: i bambini!

Sanità: secondo i dati eurostat 2019 l’Italia aveva 405,7 medici ogni 100.000 abitanti, contro la media europea di 390,6. Ne abbiamo circa 69 in più della Francia, 34 e 35 in meno della Germania e della Spagna. Con 83 milioni di abitanti la Germania ha circa 1914 ospedali e 800 posti letto ogni 100000 abitanti, l’Italia 314 posti letto con poco più di mille ospedali e cliniche. La media europea è 537,84 posti letto ogni 100.000 abitanti (dato 2018). E’ evidente che non può essere un dogma il fatto che i medici in Italia sono pochi, perché proprio pochi, in valore relativo, non lo sono. Forse è l’organizzazione sanitaria che non è adeguata. Che quanto dichiariamo sia una verità oggettiva scaturita da una banale analisi dei numeri pare lapalissiano, ci domandiamo anche qui come per scuola e carceri, quanto sia doloso o solo colpevole per negligenza il comportamento dei decisori pubblici a tutti i livelli, anche qui, nei confronti della salute della popolazione che è la cosa (speriamo non a parole) di più caro che abbiamo!

Tre settori, tre temi, tre fragilità possibili in campo, che dimostrano o per lo meno mettono seriamente in dubbio l’amore che ha l’Italia di se stessa e fanno vacillare un’informazione che pare spesso orientata, anzi trascinata da notizie prive del rigore sulla loro fondatezza. Ma questo rigore i bambini, i malati (conclamati e potenziali) e gli studenti del nostro Paese non lo meritano proprio? E chi si candida a governare il Paese, senza eccezione di schieramento, nel corpo non sente proprio il brivido della coscienza e della propria inadeguatezza? Ovviamente chi scrive non lo fa per demolire, ma per costruire e per essere smentito prima possibile, come chi banalmente vuole bene a se stesso e agli altri!

Foto in evidenza di  Esi Grünhagen da Pixabay

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Gianluca Budano

Welfare manager pubblico, esperto in materia di politiche socio-sanitarie, ha diretto numerose amministrazioni pubbliche, anche in funzione di sovraordinato del Ministero dell’Interno in Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose. Co-Portavoce nazionale di Investing in Children – Alleanza per l’inclusione e il benessere dei minori in Italia, già Consigliere di Presidenza Nazionale ACLI, Consigliere di Amministrazione di Terzjus – Osservatorio Nazionale di diritto del Terzo Settore, della filantropia e dell’impresa sociale, componente del Direttivo Nazionale del Forum delle Associazioni Familiari, dirigente di Avviso Pubblico – Associazione di Enti Locali e Regioni contro le mafie.