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Il reddito di cittadinanza e il festival dell’ipocrisia

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Di ipocrisia peccano i sostenitori del reddito di cittadinanza così come lo ha ereditato Giorgia Meloni e contestualmente anche i falchi del suo governo, entrambi attenti prioritariamente ai sondaggi a discapito della scelta giusta

Il nuovo dibattito che si è innescato intorno al tema del reddito di cittadinanza fa emergere un’amara verità: il Paese non è capace di unirsi nemmeno sul tema del contrasto alla povertà. Verità assolutamente non nuova, ma palesemente offensiva della dignità umana dei poveri. Sembra quasi di assistere al festival dell’ipocrisia e dell’incompetenza. Dell’ipocrisia: perché non c’è parte politica che parli del fenomeno senza guardare al tornaconto elettorale, al consenso che può trarne. Mi scusi il lettore per la durezza del giudizio, ma la lotta alla povertà non è nella disponibilità della scelta politica, in quanto i poveri si aiutano e basta, pena lo sprofondare nella spazzatura etica di chi non si occupa degli uomini e delle donne in stato di fragilità. I poveri, come i naufraghi, si soccorrono e basta. Di ipocrisia peccano i sostenitori del reddito di cittadinanza così come lo ha ereditato Giorgia Meloni e contestualmente anche i falchi del suo governo, entrambi attenti prioritariamente ai sondaggi a discapito della scelta giusta.

I primi non ammettono che elargire circa 8 miliardi di euro (dato 2022) in favore della misura, senza aver modernizzato di una virgola il sistema delle politiche attive del lavoro e di inclusione mettendole in relazione al tessuto economico che produce le imposte che finanziano la misura stessa, è spesa inadeguata, a volte anche inutile e dannosa (è il caso del reddito di cittadinanza attribuito a un ludopatico che non solo è inutile, ma alimenta la patologia da cui è affetto). Tornaconto elettorale: sfamare chi ama l’assistenza pura e il parassitismo.
I secondi non ammettono che azzerare di colpo una misura come il reddito di cittadinanza riducendone drasticamente lo stanziamento, in nome degli effetti collaterali che avrebbe generato (carenza di manodopera, assistenzialismo, ecc.), è incivile e ipocrita, se non si dà garanzia di salari adeguati nell’importo e nel numero di ore effettivamente lavorate, contestualmente a una lotta senza quartiere all’evasione fiscale, perché al parassitismo non si può dichiarare guerra in una sola direzione e l’evasore è un parassita al pari del furbetto del reddito di cittadinanza! Tornaconto elettorale: sfamare i giustizialisti della lotta all’assistenzialismo, che mi piacerebbe indagare se condividono la medesima lotta all’evasione fiscale e contributiva in danno di chi paga le tasse e i contributi INPS per pagare i servizi e le prestazioni sociali di cui anche gli evasori beneficiano!

Penserà il lettore disattento e disfattista che lottare l’assistenzialismo e l’evasione crea solo disordine sociale, scontentando di fatto tutti. Ma ciò che crea invece conflitto e disorientamento sociale è l’assenza di coerenza in cui la macchina pubblica si muove che dà fiato ai polemici speculatori di turno.
La verità è che il nostro Paese, incapace di trovare soluzioni che tendano al giusto, preferisce sfamare gli urlatori di turno accontentandosi del massimo consenso di breve periodo realizzabile. L’arco costituzionale così, anziché ricercare con sacrificio e con competenza (ampiamente scarseggiante) le soluzioni che uniscono il Paese, sembra quasi coltivare l’impegno contrario che nel breve periodo genera fiammate di consenso, spente velocemente dalla prima doccia fredda che risveglia l’elettore disattento. Cartina al tornasole: i partiti di maggioranza assoluta non esistono più a nessun livello di governo, quelli di maggioranza relativa cambiano continuamente da tornata elettorale a tornata elettorale, rendendo un lontanissimo ricordo il dato elettorale sostanzialmente costante dei principali partiti della prima repubblica (DC e PCI in primis).

Se la lotta alla povertà, all’evasione, alla mafia, per citare tre degli atavici e gravissimi problemi che vive da decenni il nostro Paese, è nelle volontà dei partiti affrontare e risolvere, riducendo a zero il peso specifico degli ipocriti speculatori, perché l’arco costituzionale non si unisce, in un patto costituente che unisca la condivisione di un master plan condiviso su questi drammi atavici? A guardare bene, del resto, tutti e tre i problemi hanno una nota in comune: l’egoismo! Il primo di chi sta bene a casa sua e non calcola che la ricchezza non appartiene alle cose eterne e quindi la povertà prima o poi può arrivare. Il secondo di chi vuole accumulare ricchezza maggiore, facendosi pagare i servizi pubblici da chi paga le tasse (e non vale la giustificazione che senza evasione non si riesce a sbarcare il lunario, perché le imposte sono un fattore obbligatorio del proprio bilancio e chi non riesce a tenere in equilibrio il “bilancio” pagandole, non è un buon imprenditore ma semmai un furbetto come quelli che ottengono il reddito di cittadinanza con una scorciatoia). Il terzo di chi vuole prevaricare perché non riesce a competere stando nelle regole e spesso approfitta delle fragilità altrui (vedi il traffico di stupefacenti e di morte). E anche se volessimo restare alla sola materia del reddito di cittadinanza, veramente vogliamo fare credere all’opinione pubblica che non è possibile conciliare le buone ragioni del centro destra con quelle del centro sinistra sul tema? L’unica cosa inconciliabile sono gli egoismi che sottendono le correnti radicali e minoritarie degli schieramenti, di chi sa emergere solo nel conflitto, essendo noto che la mediazione richiede capacità che non tutti hanno e che la cattiva selezione della classe politica (e anche di tanta burocrazia e manager) ha reso rarissime.

Cara premier, cari Conte, Salvini, Tajani, Renzi, Calenda, Schlein, ecc. comprendo che è complicato scontentare il proprio elettorato ma considerato che gli speculatori, i parassiti, i criminali, i furbetti e gli incompetenti, sono una minoranza nel nostro Paese, perché renderli centrali per la sola goduria di un’eccitazione politica passeggera?

Foto in evidenza di Alina Kuptsova da Pixabay

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Gianluca Budano

Welfare manager pubblico, esperto in materia di politiche socio-sanitarie, ha diretto numerose amministrazioni pubbliche, anche in funzione di sovraordinato del Ministero dell’Interno in Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose. Co-Portavoce nazionale di Investing in Children – Alleanza per l’inclusione e il benessere dei minori in Italia, già Consigliere di Presidenza Nazionale ACLI, Consigliere di Amministrazione di Terzjus – Osservatorio Nazionale di diritto del Terzo Settore, della filantropia e dell’impresa sociale, componente del Direttivo Nazionale del Forum delle Associazioni Familiari, dirigente di Avviso Pubblico – Associazione di Enti Locali e Regioni contro le mafie.