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Cittadini, sicurezza, salute e lavoro

 

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Il sacchetto forato delle famiglie italiane

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Le confusioni esistenziali di un popolo e la rinunzia a essere Istituzione di Stato e Ue, che tolgono ai tanti per arricchire i pochi

Il volume complessivo del gioco d’azzardo in Italia nel 2019 era di 106 miliardi di euro, sceso ad 88 nel periodo della pandemia a causa delle restrizioni, per risalire a 122 nel 2020 (dati Nomisma ed Eurispes). Quasi 2000 euro per cittadino, più della spesa sanitaria complessiva del nostro Paese, mole di denaro che a sua volta crea spesa: sociale, sanitaria e tutto ciò che l’impoverimento (da patologia, perché la ludopatia è una malattia) delle famiglie comporta con annessi i molteplici disagi che colpiscono tutto il nucleo familiare.

Non mi occuperò però in questa riflessione di analizzare il fenomeno testè accennato, anche se sarei tentato di non arrendermi e continuare, inascoltato, ad amplificare l’ennesimo fenomeno assurdamente non affrontato da nessuno, assieme alle migrazioni sanitarie, alla disorganizzazione nell’accesso alle prestazioni sociali e sanitarie, alle schizofrenia dello Stato che ammala ulteriormente di disorientamento i malati, sballottolandoli da una parte all’altra nell’accesso alle prestazioni, per citare una parte di quelle ovvietà irrisolte che abbiamo affrontato in precedenti testi.

Voglio invece occuparmi di dove stiamo andando e di che decisioni vogliamo prendere per le nostre comunità. Mi domando anzitutto, un po’ provocatoriamente: siamo le decisioni che prendiamo o siamo frutto delle decisioni degli altri?

Se guardassimo all’uso distorto che facciamo dei social network in cui spesso tanti espongono la propria interiorità alla curiosità altrui, è facile concludere che siamo frutto delle decisioni degli altri, altrimenti non vi sarebbe ragione di mettersi in piazza, fino all’intimità individuale e familiare.

Se analizzassimo il tema dell’enorme impiego di risorse economiche nel gioco d’azzardo, concluderemmo che delle decisioni le prendiamo e anche in massa, ma verso la mitica vincita che cambia la vita, nella fortuna e non nelle relazioni, nel sudore, nel sacrificio, nel lavoro, pur sapendo che questi ultimi portano sempre a realizzare “qualcosa”, mentre (e ci assiste il calcolo matematico delle probabilità) il gioco d’azzardo quasi sempre porta a perdere.

A tali analisi non sfugge nemmeno un certo modo di vivere la spiritualità e la religione, sul versante individuale dei fedeli e sul versante dei pastori. Sembra quasi vivere e percepire nei tempi odierni la ricerca di un Dio su misura, a propria misura, spesso più comodo da vivere come trascendente, potente e magnifico, per essere lontano e non interpellare il cambiamento su questa terra. Ma non ci vorrebbe forse la consapevolezza che quel Dio è incarnato negli uomini e nel loro agire? O si è dimenticato che il giudizio che avviene per i credenti nell’alto dei cieli, per comodità opportunistica, e per scansare la durezza dell’essenziale, verte su ciò che facciamo su questa terra?

Canta Giorgio Gaber nella “Canzone dell’appartenenza”, rappresentando in modo laico, quello che poco sopra sembra essere tendente al confessionale e al teologico, che questa (l’appartenenza) non è lo sforzo di un civile stare insieme, né il conforto di un normale voler bene, né un insieme casuale di persone, né il consenso di un’apparente aggregazione, ma avere gli altri dentro di sé, fondando l’autonomia dell’uomo sulla crescita dell’intera umanità.

Ma cosa vuol dire tutto questo concretamente? Significa avere il coraggio di costruire il mondo che serve e non quello che ci piacerebbe, dedicarsi a politiche di benessere duraturo e non per le prossime 24 ore, consumare saziando e saziandosi, correre guardando in faccia l’altro, avere il coraggio di dire che l’evasione fiscale è un furto (non allo Stato, ma prima a tutti coloro che pagano le tasse e finanziano anche le prestazioni sanitarie di quell’evasore giustamente soccorso da una struttura ospedaliera o di quel genitore che percepisce l’assegno unico in una misura superiore al dovuto o di quello studente che non paga il ticket mensa perché illegittimamente esente).

È anche il coraggio di eliminare l’assistenzialismo che aiuta chi vuole barare in democrazia nella conquista del consenso, sostituendolo il denaro a titoli di acquisto dei servizi, dalla spesa per alimenti, a servizi socio-sanitari, eliminando la discrezionalità della pubblica amministrazione, che deve programmare, organizzare e controllare, lontana dalle collusioni che diventano il terreno fertile dei privilegi e delle mafie. È il coraggio di chi non lascia la popolazione farsi sbranare dall’inflazione dei potenti, dalle banche (con tassi di interesse sui mutui prima casa moltiplicati per 5, in pochi mesi), ai petrolieri, alle compagnie energetiche, alle compagnie telefoniche, alle vessazioni economiche di chi è più forte, affermando con le leggi che ciò che è di tutti e nell’interesse di tutti, non può essere mai condizionato da chi non rappresenta tutti perché non è nelle Istituzioni.

Qualcuno potrebbe tacciare questi pensieri come rivoluzionari, di sinistra, di destra o semplicemente pura utopia. Sarebbe fuori strada. Ma davvero qualcuno pensa ancora di confinarci in qualche steccato, compreso quello di chi si rifugia nelle regole del mercato, dell’economia, della globalizzazione, dell’inflazione, ecc. per giustificare l’impoverimento di massa e l’arricchimento dei pochi? Se così fosse la politica non servirebbe più e il buon senso andrebbe in soffitta. Anche perché, non sono tutte queste alchimie che stanno massacrando la vita quotidiana della gente, frutto delle creazioni dell’uomo? E da quando, ciò che l’uomo crea, non può più modificarlo? La misura di chi vuol continuare a riempiere con il salario il sacchetto forato del bilancio familiare, è colma!

Foto in evidenza di Monstera: Pexels

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Gianluca Budano

Welfare manager pubblico, esperto in materia di politiche socio-sanitarie, ha diretto numerose amministrazioni pubbliche, anche in funzione di sovraordinato del Ministero dell’Interno in Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose. Co-Portavoce nazionale di Investing in Children – Alleanza per l’inclusione e il benessere dei minori in Italia, già Consigliere di Presidenza Nazionale ACLI, Consigliere di Amministrazione di Terzjus – Osservatorio Nazionale di diritto del Terzo Settore, della filantropia e dell’impresa sociale, componente del Direttivo Nazionale del Forum delle Associazioni Familiari, dirigente di Avviso Pubblico – Associazione di Enti Locali e Regioni contro le mafie.